Coronavirus, calcio a porte chiuse e altri sport si fermano

Il calcio a porte chiuse in Italia per l’emergenza coronavirus. L’ipotesi circolata dopo i primi rinvii in serie A ha preso corpo in queste ore. Nelle regioni colpite dal coronavirus “resta il divieto di manifestazioni sportive. Per alcuni eventi abbiamo dato la disponibilità a svolgerli a porte chiuse”, ha spiegato il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora al Tg2.

“Sono già in vigore provvedimenti che vietano gli eventi fino a domenica prossima inizialmente per la Lombardia, il Veneto e il Piemonte. Ora con questo Dpcm abbiamo allargato anche a Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Liguria”, ha spiegato Spadafora sottolineando il fatto che il provvedimento “non è stato esteso al resto d’Italia perché non esistono le condizioni per prendere misure gravi”.

E’ probabile che anche Inter-Ludogorets, ritorno dei sedicesimi di Europa League in programma il 27 febbraio a San Siro, si giochi a porte chiuse, così come la sfida scudetto di domenica tra Inter e Juventus. E’ stata la stessa Figc, oggi riunita in un consiglio federale, a chiedere al governo l’autorizzazione per disputare alcune partite senza pubblico a causa dell’emergenza in quanto non specificato dall’ordinanza del ministero della Salute. La Federcalcio ha chiesto inoltre informazioni sullo stato di alcuni impianti, al momento chiusi dai rispettivi comuni e quindi non utilizzabili.

A favore dei match a porte chiuse si è espresso Walter Ricciardi, membro dell’esecutivo Oms nominato consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza: “E’ un provvedimento da prendere per almeno le prossime due settimane”, ha affermato a Radio Punto Nuovo. Via libera senza polemiche anche dal presidente della Juventus, Andrea Agnelli, in relazione alla sfida scudetto con l’Inter: “In questo momento -ha evidenziato Agnelli a Radio 24- la priorità è la tutela della salute pubblica, partendo da questo presupposto c’è un dialogo in corso con le autorità, ma qualunque determinazione sarà presa, è importante che sia a tutela della salute pubblica”. “Sarei l’uomo più felice del mondo se Juventus-Inter si giocasse con il pubblico, vorrebbe dire che ci sono state evoluzioni positive, ma non ci sono alternative”, ha precisato il presidente della Figc, Gabriele Gravina, confermando che anche per il match in Europa League dell’Inter è stata inoltrata al ministro Speranza “una richiesta ufficiale per farla giocare a porte chiuse e attendiamo riscontro che ci è già stato preannunciato positivo”.

L’emergenza del resto non ha investito solo il calcio di vertice, ma anche quello minore e gli altri sport. La Lega Pro ha disposto il rinvio della nona e decima giornata di ritorno nei gironi A e B di serie C e la Lega Dilettanti ha sospeso tutte le partite delle regioni coinvolte. La Federazione italiana pallavolo, congiuntamente alle due Leghe di Serie A maschile e femminile, ha deciso in una riunione d’urgenza di sospendere l’intera attività nazionale a tutti livelli fino al primo marzo compreso. Si ferma anche il rugby, che ha decretato lo stop ai campionati fino al 1° marzo. Le competizioni degli sport invernali sono state sospese in tutta Italia per l’intera settimana “in attesa del perfezionamento di ulteriori provvedimenti che verranno forniti dallo stesso Consiglio dei ministri”.

Per quanto riguarda il ciclismo a rischio è la Milano-Sanremo, classicissima di inizio stagione: “E’ ciò che mi preoccupa di più”, afferma Mauro Vegni, direttore organizzativo di Rcs. “Come chiunque siamo preoccupati da quello che sta succedendo, allo stesso tempo speriamo che il numero dei contagiati non aumenti”. Vegni, in un colloquio con Cyclingnews, sottolinea che “Milano è uno dei centri più vicini al focolaio del virus, e non c’è un piano B per la Milano-Sanremo. Non avrebbe senso rimuovere tre quarti del percorso della gara”. Secondo Vegni, in sintesi, se la situazione non dovesse migliorare si procederebbe all’annullamento della gara, in programma per il 21 marzo.

A livello internazionale, l’emergenza coronavirus al momento non comporta cambi di programma nell’ottica delle Olimpiadi di Tokyo in programma quest’estate. “I preparativi per le Olimpiadi di Tokyo 2020 continuano come previsto”, ha chiarito il Comitato olimpico internazionale. “Le contromisure contro le malattie infettive costituiscono una parte importante dei piani di Tokyo 2020 per ospitare dei Giochi Olimpici sicuri e protetti -ha aggiunto il Cio-. Tokyo 2020 continuerà a collaborare con tutte le organizzazioni pertinenti che monitorano attentamente l’incidenza di malattie infettive e rivedrà le contromisure che potrebbero essere necessarie con tutte le organizzazioni pertinenti”. Il Cio spiega di essere “in contatto con l’Organizzazione mondiale della sanità e con i suoi esperti medici”. Poi conclude: “Siamo fiduciosi che le autorità competenti, in particolare in Giappone e Cina, prenderanno tutte le misure necessarie per affrontare la situazione”.

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