(Adnkronos) – Risate e applausi al Teatro Brancaccio di Roma per la presentazione di ‘Oltre’, il libro di Francesco Totti con il giornalista Alessandro Alciato. Ieri, lunedì 19 ottobre, nel corso della serata l’ex capitano giallorosso si è raccontato senza filtri, snocciolando aneddoti a pioggia per far sorridere i tanti appassionati presenti. Come nel racconto della prima visita alla prostata: “Vado a trovare il figlio di Vito Scala e siccome Vito per me è un fratello maggiore, è stato tutto per me e lo è ancora, mi dice qualunque cosa davanti a tutti e non si vergogna. Fa tremila battute e (a un certo punto) dice: ‘Controlla Francesco che ha 50 anni e deve fare un controllo alla prostata’. Lui sa che per questo cose impazzisco, tra controlli e punture devi stare almeno a due metri di distanza. ‘Allora chiamo l’altro dottore’, dice. Io me ne vado ma lui mi viene a prendere. Arriva questo, due metri, con un pollice enorme. Gli ho detto: ‘Che cosa vuoi fare con questo arnese…?’.
L’ex capitano della Roma ha fatto divertire il pubblico del Brancaccio con il suo racconto, scandito da tempi comici non banali: “Non ti azzardare – ha continuato – che ti uccido. Non lo conoscevo ma già lo odiavo, solo il pensiero che lui arrivava da giù, avevo la pelle d’oca… Qui tutti avete fatto la visita alla prostata, no? Vabbè, andate a farla che è bellissima…”.
E ancora: “Lui prende la crema, se la mette su questo metro e mezzo di dito. ‘Non indurire’ mi diceva, ma come non indurisco. Alla fine piano piano entra e mi usciva dalla bocca… Sono morto, non mi sono mosso per dieci minuti. Poi mi ha messo un po’ di ghiaccio e me ne sono andato. Camminavo come i pinguini…”.
Nel corso della serata, Totti è tornato a parlare del suo addio al calcio: “Il 28 maggio è stato come morire, sotto certi punti di vista. Un addio forzato, che non volevo. È stato doloroso, ma fa parte del calcio: quando servi, servi. Quando non servi, non lo sei più. Ho accettato a malincuore la decisione di quella dirigenza. Avevo paura di voltare pagina, non sapevo cosa avrei trovato. Mi sono sentito perso. Di cosa ho paura? Della morte. Spero di continuare con la voglia e la passione che ho dentro…”.
E ancora: “In questi 50 anni ho dato e ricevuto tanto amore: dalla famiglia, dai figli, dal popolo. È stato un dare e avere semplice, trasparente. Ho fatto il lavoro che ho sempre voluto: questo per me è amore vero”.
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