Shoah,scampato a rastrellamento Roma: “Mi salvò Agnese Pecci, nome che mai dimenticherò”

(Adnkronos) – Il 16 ottobre 1943 dal ghetto di Roma 1024 ebrei vennero deportati ad Auschwitz. Di questi, solo in 16 tornarono vivi. Giorni drammatici, nei quali qualcuno si salvò grazie all’aiuto di altri. Come Mario Mieli, all’epoca dei fatti un bambino, che grazie ad una signora di nome Agnese Pecci scampò al campo di concentramento di Auschwitz.  “Avevo due anni e mezzo. I nazisti sono entrati in casa nostra e hanno preso tutti: me, mia madre, mio padre, mia nonna e due miei zii. Si è salvato soltanto mio nonno che era uscito a comprare le sigarette”, racconta Mario Mieli al quotidiano 'La Ragione'. La zia di Mario chiese ad Agnese di provare a prendere il bimbo e di tenerlo con lei. E così fece: disse a un nazista che Mario era suo figlio, grazie anche all’aiuto di un ebreo che parlava tedesco, Arminio Wachsberger, uno dei pochissimi che tornò vivo da Auschwitz.  “La signora mi portò in un parco lì vicino, giocò un po’ con me. Poi arrivò mia zia a portarmi via”.Fino a pochi anni fa Mario Mieli non sapeva nemmeno il nome della donna che gli salvò la vita, strappandolo da quel camion diretto all’inferno.“L’ho scoperto per caso: una donna, saputa la mia storia, si è messa in contatto con me. Mi ha detto che a salvarmi la vita fu Agnese Pecci. Un nome che non dimenticherò mai”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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