Messina, presentazione del romanzo “La coppola di velluto nero” del giornalista Cesare Giorgianni da “Don Minico” il 24 luglio

Un romanzo dedicato ai giornalisti assassinati dalla mafia. È “La coppola di velluto nero”. Che, nuovo libro del giornalista messinse Cesare Giorgianni, sarà presentato sabato 24 luglio nell’Arena “Tano Cimarosa” di “Don Minico”, un angolo immerso nel cuore verde dei Colli San Rizzo, sui Monti Peloritani, il nuovo romanzo del giornalista messinese Cesare Giorgianni. L’evento è nell’ambito del 70 esimo anniversario dell’apertura dello storico locale dell’inventore della pagnotta alla disgraziata, impengato alla riscoperta e valorizzazione del territorio, e dei 100 anni dalla nascita di Don Minico. Il testo, edito da Armando Siciliano Editore, è un nuovo racconto con protagonisti un cronista d’assalto di Taormina e un comandante dei Carabinieri uniti da interessi professionali ma anche da una profonda e sincera amicizia.

Il libro chiude il cerchio con altri due testi precedenti: “Morte a Taormina” e “Il rifugio della morte” ossia un crescendo di fatti di cronaca nera, che si conclude con l’assassinio del redattore. Vicenda, quest’ultima, su cui è chiamato a indagare proprio l’ufficiale dell’Arma della Perla dello Jonio.

Anche “La coppola di velluto nero”, così come i precedenti romanzi, è arricchito dalla riproduzione di rare cartoline d’epoca che illustrano i luoghi in cui si snodano le varie trame. Mentre nel primo, un giallo molto soft, pubblicato nel 2016 con intreccio tra riferimenti storici e vicende amorose, spiccano immagini particolari della Taormina di ieri, lontana dalle luci e dagli splendori di oggi, e mentre “Il rifugio della morte” è ambientato nei paesi della riviera jonica peloritana da sfondo all’efferato assassinio di un clochard maturato in un contesto dal sofisticato sistema di corruzione, ne “La coppola di velluto nero” l’ambientazione è la Valle dell’Alcantera. In quest’ultimo testo si va oltre i temi dell’illegalità trattati nei primi due libri e attraverso una trama caratterizzata da due omicidi di stampo mafioso si punta a descrivere le spietate dinamiche tipiche di associazioni malavitose senza scrupoli che si nutrono di fiumi di soldi all’ombra di Cosa Nostra; quindi, emergono i codici e le sfaccettature della criminalità organizzata, le distorsioni prodotte dal rapporto “malato” tra politica e mafia. Infine, il nuovo romanzo, in qualche passaggio, tocca anche altri “nervi scoperti” su temi scottanti e sempre di attualità, quali i problemi legati all’immigrazione clandestina e alla violenza sulle donne. “Ogni possibile riferimento a fatti, persone o cose è puramente casuale”, si legge in apertura, ma il filone d’indagine descritto da Cesare Giorgianni non può non celare anche alcune “verità nascoste” su gravi fatti criminali registrati negli ultimi anni in Sicilia, non solo nella provincia di Messina.

Prima della trilogia in questione, nel 2015, Cesare Giorgianni ha scritto anche “Baracche e schiavitù nell’Europa del XX Secolo”: un’importante testimonianza in prima persona, in “presa diretta”, del padre Alfredo, prigioniero dei nazisti in un campo di concentramento del Terzo Reich nel Nord della Germania.

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