Gli investimenti sostenibili sono convenienti e sicuri? Cosa il risparmiatore deve valutare

(Adnkronos) – Milano 11 settembre 2023. Investimenti sostenibili, investimenti ESG o finanza sostenibile: sono tutte espressioni che descrivono la stessa realtà finanziaria, che sta guadagnando sempre più interesse da parte degli investitori.  Nel corso degli ultimi decenni, crisi politiche, finanziarie e ambientali hanno spinto la comunità finanziaria mondiale a cercare soluzioni “eticamente migliori”, volte cioè a trovare il miglior equilibrio tra rendimento e impatto sul benessere delle persone e sull'ambiente. Ma che cosa sono, realmente, i cosiddetti investimenti sostenibili? Sono sicuri e redditizi? Ecco l’opinione di SoldiExpert
SCF, società di consulenza finanziaria indipendente, che ha pubblicato un aggiornamento sul proprio sito dedicato a questa tema.  Dagli anni 2000, l'approccio idealistico alla finanza sostenibile ha ceduto il passo a una prospettiva legata principalmente a fattori extra-commerciali, ma comunque attenta al rendimento. Tale approccio si basa su una totale revisione dei processi produttivi e finanziari delle aziende quotate e dei veicoli di investimento. Ma è davvero sicuro e remunerativo impegnarsi in investimenti sostenibili? Occorre fare chiarezza sullo sviluppo dello stesso concetto. Col passare del tempo, la finanza sostenibile ha trovato concretezza nell'acronimo ESG, che indica i tre pilastri della sostenibilità ambientale: Environment, Social e Governance. Il primo concerne la cura dell’ambiente, il secondo implica l’attenzione all’impatto sulla società, sulle persone e sulla comunità, mentre il terzo riguarda la gestione responsabile delle imprese.  Uno studio condotto nel 2003 dall'Università Statale di Milano sul tema degli investimenti sostenibili evidenziava come le società di gestione di fondi etici adottassero criteri di esclusione riguardanti settori come tabacco, alcol, energia nucleare, armi, pornografia e vivisezione. Un approccio simile, tuttavia, dava origine a tre categorie di problematiche: 1. Etica e valori differiscono a seconda delle diverse aree culturali. Ciò che è ritenuto accettabile in un Paese può non esserlo in un altro. 2. Le società emittenti di fondi e ETF spesso utilizzavano in modo superficiale l'etichetta "etica" per promuovere prodotti che, nella maggior parte dei casi, non lo erano veramente. 3. Gli investitori non vogliono rinunciare al rendimento.  La conseguenza? Negli anni ’90 i fondi etici rimasero un prodotto di nicchia. Nel 2002, in Europa, se ne contavano solo 500 (di cui 21 italiani), con un patrimonio pari a 30 miliardi di euro: solo lo 0,42% delle masse totali gestite dai fondi comuni d’investimento del Vecchio Continente.  Cos’è stato a far mutare radicalmente la situazione? La paura di subire perdite finanziarie per fattori extra-contabili unita alle pressioni arrivate da alcuni governi e organismi sovranazionali per imporre regole di sostenibilità più forti e in particolare in Europa. Gli investitori hanno risposto attraverso l'"engagement". In altre parole, hanno adottato una strategia di pressione significativa sulle giunte direttive delle aziende quotate in cui avevano cospicui investimenti, allo scopo di renderle e mantenerle etiche, stabili e affidabili.  Per raggiungere l’obiettivo, i giganti finanziari hanno istituito figure come gli "engagement manager", responsabili di gestire i rapporti con le aziende quotate e di influenzarle nel percorso verso standard ESG. Insomma, quando un investimento abbraccia la sostenibilità, si attenua la paura. L’acronimo ESG racchiude numerose pratiche e comportamenti che chi opera nell’ambito della finanza sostenibile è tenuto a seguire. Ad esempio, l’attenzione all’ambiente implica la corretta gestione dei rifiuti e la riduzione dell’inquinamento, mentre l’aspetto sociale riguarda il rispetto delle persone e delle comunità. Quanto alla governance, invece, indica l’amministrazione interna di un’azienda senza discriminazioni, con attenzione alla privacy dei dipendenti e ad un’equa remunerazione.  
La finanza sostenibile è una vera e propria filosofia, che si traduce in piani strategici e di lunga durata. Si tratta di un processo difficile e spesso oneroso, specialmente per le aziende che si trovano in stato di crisi. Senza scordare, poi, che quanti offrono prodotti finanziari di questo genere dovrebbero adeguarsi ai principi stabiliti dall’ONU per la finanza responsabile.  La spinta a eludere i costi e la fatica connessi a una ristrutturazione profonda dei processi produttivi e distributivi ha indotto numerose aziende quotate a trasformare i concetti di sostenibilità e ESG in semplici strumenti di marketing. Una pratica nota come "greenwashing". Non a caso, la troppa enfasi da parte dei produttori di ETF e fondi sostenibili su tali tematiche ha attirato l'attenzione delle autorità di vigilanza.  L’allarme lanciato da Consob deriva proprio dal fatto che il pubblico è fortemente interessato agli investimenti sostenibili. Il pericolo è che, per soddisfare questa crescente richiesta, il settore finanziario potrebbe limitarsi a superficiali aggiornamenti dei propri prodotti, etichettandoli come ESG. Ciò porterebbe unicamente ad appropriarsi del nome di finanza sostenibile.  Per definire una volta per tutte cosa realmente sia ESG, il Parlamento Europeo, il 10 marzo 2021, ha emanato il SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation), ossia il Regolamento sull’Informativa della Finanza Sostenibile. Nei dettagli, suddivide i fondi d’investimento in tre categorie: 1. Neutri rispetto all’ESG e non classificabili come tali (Articolo 6); 2. Quelli che promuovono almeno uno dei tre valori ESG (Articolo 8); 3. Quelli per cui l’investimento sostenibile è l’obiettivo reale del fondo.  L'inclusione nelle categorie "Articolo 8" E "Articolo 9" dei fondi di investimento sostenibili deve essere adeguatamente motivata, spiegata e comunicata in modo preciso al mercato e ai clienti. Questo tentativo di cambiamento, però, ha inizialmente portato a risultati controproducenti.  Secondo Morningstar, l'introduzione del SFDR ha innalzato rapidamente il numero dei fondi d'investimento legati alla sostenibilità in Europa da circa 3.700 a quasi 6.150 in pochi mesi, un incremento del 66%. Anche in Italia, secondo Assogestioni, tali fondi sono aumentati da 1.211 a 1.897.
 Nel mondo della finanza sostenibile, la trasparenza è un requisito indispensabile. Il vero rischio di fronte a cui si trovano gli investitori, infatti, è riuscire a comprendere che cosa effettivamente siano gli investimenti ESG.
 Tariq Fancy, Chief Investment Officer globale di BlackRock tra il 2018 e il 2019, ha dichiarato che i cosiddetti investimenti ESG consentono semplicemente ai gestori di fondi di applicare commissioni più elevate. Molto spesso, inoltre, si riconducono a mere campagne pubblicitarie, iniziative di marketing e false promesse da parte degli investitori, senza alcun reale cambiamento concreto.  Dopo tre anni dall’introduzione del SFDR la situazione è realmente cambiata? È ancora legittimo domandarsi che cosa siano davvero gli investimenti sostenibili?
 
Gli approcci ESG e gli investimenti SRI (socialmente responsabili) sono sicuramente concetti positivi. Naturalmente, possono avere successo nel breve termine, ma nel lungo periodo è statisticamente dimostrato che il risultato può essere molto variabile. Alcuni gestori possono essere più competenti di altri nel selezionare le aziende e nel praticare il "market timing" o le scelte di investimento, oltre a prestare attenzione a una diversificazione adeguata.  Il confronto con il mercato di riferimento è importante (ovvero i cosiddetti benchmark) oltre che approfondire il tipo di rating utilizzato e in questo una seconda opinione può essere importante.  Il consiglio finale di SoldiExpert SCF è che, per quanto riguarda fondi ed ETF sostenibili, è preferibile rivolgersi ad un consulente finanziario magari indipendente (ovvero senza conflitti d’interesse), una figura professionale che non ha un interesse personale nel vendere specifici prodotti, anziché fare affidamento esclusivamente su etichette o slogan. Senza dimenticare, infine, che chi investe sa benissimo che non esiste un prodotto universalmente valido in tutte le fasi di mercato.  Questo contributo è stato realizzato da SoldiExpert SCF una delle principali società di consulenza finanziaria (SCF) indipendenti in Italia, specializzata nel assistere senza conflitti d’interesse (la remunerazione è esclusivamente a parcella, fee only) investitori piccoli e grandi nella gestione del proprio patrimonio, selezionare i migliori strumenti (azioni, obbligazioni, ETF, fondi..) o prodotti in base alle specifiche di ciascun cliente e supportarli con il proprio Ufficio Studi come strategie d’investimento e analisi. 
Sito ufficiale: https://soldiexpert.com 
Newsletter gratuita: https://soldiexpert.com/lettera-settimanale/
 
E-mail:ufficiostudi@soldiexpert.com
 
Canale video Youtube: https://www.youtube.com/user/SoldiExpert
 —immediapress/economia-finanzawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *