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Veneto, stadi aperti a 1000 tifosi. Lega A: “Il calcio merita rispetto”

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La Regione Veneto apre alla presenza del pubblico negli impianti sportivi per un massimo di 1.000 persone negli impianti all’aperto e 700 in quelli al chiuso. E’ quanto prevede una ordinanza del presidente della Regione, Luca Zaia valevole da oggi fino al 3 ottobre prossimo.

I tifosi “hanno l’obbligo di occupare per tutta la durata dell’evento esclusivamente i posti a sedere specificamente assegnati, con divieto di collocazione in piedi e di spostamento di posto, assicurando tra ogni spettatore seduto una distanza minima laterale e longitudinale di almeno un metro”.

Inoltre il pubblico dovrà indossare la mascherina per tutta la durata dell’evento, se al chiuso, all’aperto la mascherina va indossata dall’ingresso fino al raggiungimento del posto e ogni volta ci si allontani, incluso il momento del deflusso. Nell’ordinanza viene indicato l’utilizzo di tecnologie digitali per automatizzare l’organizzazione degli ingressi per evitare assembramenti e per consentire la registrazione degli spettatori. L’ordinanza dispone un “deflusso a gruppi degli spettatori” al termine della manifestazione e l’attivazione di un servizio di steward per far rispettare le misure.

Ieri, con un’ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini, anche la Regione Emilia-Romagna ha dato il via libera alla presenza del pubblico (fino a mille persone) a Parma e a Reggio Emilia per le due partite – dei gialloblù e del Sassuolo – del campionato di serie A di calcio in programma domenica 20 settembre e al Gran Premio di Formula 1 (fino a 13.147 persone) in programma dal 31 ottobre al 1 novembre a Imola.

“Non mi piace dirlo, ma lo devo fare a voce alta, il calcio merita rispetto, bisogna pianificare le cose dialogando”, ha rimarcato il presidente della Lega di Serie A, Paolo Dal Pino, commentando ai microfoni di ‘Radio Deejay’ la mini-apertura degli eventi sportivi al pubblico e sottolineando di non essere stati ascoltati dal ministero dello Sport guidato da Vincenzo Spadafora.

“A luglio abbiamo fatto con i migliori consulenti in circolazione uno studio di 300 pagine su come riaprire gli stadi in totale sicurezza, nessuno ci ha mai chiamato nemmeno per affrontare questo discorso -prosegue Dal Pino-. Il Cts fa enormi sforzi per occuparsi del paese, siamo grati a loro per quello che stanno facendo. Ma rispetto al nostro ministero dello sport il dialogo non è quello che dovrebbe essere”.

“Il calcio rappresenta una delle più grandi industrie italiane, con un grande gettito tributario e previdenziale, dà lavoro a 300mila persone fra diretto e indiretto, e rappresenta un fenomeno sociale importante. Mi spiace dirlo, ma devo dirlo a voce alta, c’ è bisogno di rispetto. Da parte nostra c’è un movimento che ha poco ascolto”, prosegue.

Tornando sull’apertura degli stadi al pubblico il presidente della Lega di Serie A conclude. “Il Paese sta cercando di ripartire, le scuole sono aperte, nei viaggi si muove qualcosa, le aziende lavorano normalmente. L’ho detto anche all’ultima assemblea: perché in metro si fa la coda per entrare, e così a scuola, negli autobus, nelle aziende e perché invece allo stadio non ci può essere una persona seduta con cinque posti vuoti intorno? Perché? Qual è il problema in uno stadio di 40, 50, 70mila persone? Bisogna solo sedersi e pianificare”.

“Speriamo che il Cts abbia attenzione a questo tema, perché questa è un’industria che se non ha attenzione da parte del ministero che dovrebbe governarla, rischia di andare in grandissima difficoltà e mettere in pericolo molti posti di lavoro”, conclude. (Adnkronos)

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