Torregrotta, la testimonianza di Gianluca Manca in videoconferenza con l’Istituto comprensivo

Gianluca Manca in videoconferenza

“Una testimonianza toccante che cambierà il domani di tutti noi”. Così la Dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Torregrotta Barbara Oteri ha salutato alla fine dell’incontro Gianluca Manca, fratello del giovane e brillante urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, che fu ritrovato ucciso l’11 febbraio 2004 nel suo appartamento a Viterbo. In questi giorni particolari per la memoria della strage di Capaci, anche la scuola promuove interessanti appuntamenti antimafia e gli studenti della scuola secondaria torrese guidato dalla dirigente Barbara Oteri si sono ritrovati a tu per tu con Gianluca Manca, fratello di Attilio, giovane e brillante urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, che fu ritrovato ucciso l’11 febbraio 2004 nel suo appartamento a Viterbo. In videoconferenza con gli insegnanti Tonino Battaglia, di Francesco Pinizzotto di Vetrina Tv e della docente referente legalità Anna Fareri il dibattito è stato incentrato sul racconto del familiare dell’urologo, che ha ripercorso le tappe della carriera e soprattutto di una morte archiviata troppo presto come overdose anche se tanti, troppi aspetti conducono a un omicidio mafioso legato alla latitanza di Bernardo Provenzano, che sotto falso nome, venne curato proprio da Attilio Manca in una clinica di Marsiglia. “Nel suo polso sinistro furono trovati due fori – ha raccontato Gianluca Manca – Secondo l’inchiesta effettuata subito dopo il ritrovamento del cadavere si sarebbe trattato di un suicidio, ma la ricostruzione fu contestata da noi familiari perchè Attilio era mancino. Le siringhe trovate, entrambe con i tappetti di protezione, non riportano alcuna impronta digitale del medico, che di certo non si sarebbe preoccupato di indossare dei guanti o ripulire gli strumenti se intenzionato a suicidarsi. Per questo e tante altre motivazioni continuiamo a lottare, perchè crediamo nella giustizia”. Grazie anche alla tenacia dell’avvocato Fabio Repici l’inchiesta sulla sua morte è stata riaperta e la speranza è che sia fatta proprio piena giustizia.

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