Governo, è l’ora di Supermario Draghi. Tra torti e ragioni!

E’ l’ora di Supermario Draghi. Tra ragioni e soprattutto torti, le prime manifestate e gli altri consumati. Nella notte della Repubblica degli ultimi 20 giorni il presidente Sergio Mattarella è riuscito a intravvedere una luce all’orizzonte nella certificazione del fallimento, da parte dell’ex presidente della Banca centrale europea dopo e della Banca d’Italia prima, della politica parlamentare che non è riuscita a cavare un ragno dal buco, se non consegnare al Capo dello Stato, attraverso il presidente della Camera Roberto Fico, una sequenza di liti tra opposte fazioni tra i ruderi dei partiti che hanno sostenuto il secondo governo Conte, ciascuno per propria visione portatrice di ragioni inoppugnabili davanti allo specchio. Ma mai dinanzi ad un dialogo politico che trae forza dalla capacità di mediazione delle posizioni. E soprattutto dalla volontà. Perché se ha ragione chi sostiene che non era il momento della crisi, come dar torto a chi nel rapporto politico istituzionale si fa forte del principio di condivisione fondamentale per reggere un’alleanza di governo. E se ha ragione chi ha chiaramente chiesto il voto subito, non si può non condividere la preoccupazione che il periodo elettorale e la successiva formazione del governo ( occorsero 89 giorni prima che Conte si presentasse alla prima cerimonia pubblica per la festa della Repubblica del 2 giugno a Roma, dopo 89 giorni per la nascita dell’esecutivo) possa rallentare la lotta alla pandemia ancora in corso e il rilancio dell’economia. Fra tante ragioni e tanti torti (se ne sono consumati parecchi e il clima parlamentare non è l’ideale, ma l’unico dato positivo è che della politica si è tornati a parlarne dentro i palazzi) la palla passa dal Quirinale verso un tecnico di riconosciuta qualità, ma abile politico per chiedere il sostegno di una maggioranza. L’Italia lo spera per ripartire con fiducia! (Francesco Pinizzotto)

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