
Dieci anni di processo, quattro gradi di giudizio, ventuno magistrati coinvolti e un’inchiesta che nel frattempo ha segnato la fine di una delle esperienze giornalistiche più conosciute e discusse della città e delle cronache regionali, con “affondi” ficcanti nelle grandi dinamiche nazionali. Si chiude con una serie di assoluzioni la vicenda giudiziaria relativa al fallimento del settimanale Centonove per quanto riguarda le posizioni di Francesco Pinizzotto e del commercialista Andrea Giuseppe Ceccio, imputati che avevano scelto il rito abbreviato. La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Messina, presidente Carmelo Blatti, riunita in sede di rinvio dopo l’annullamento disposto dalla Cassazione nel luglio 2023, ha pronunciato nel tardo pomeriggio di ieri, il dispositivo della sentenza.
I giudici hanno assolto Andrea Giuseppe Ceccio, difeso dall’avvocato Alberto Gullino, dall’accusa contestata al capo B perché “il fatto non sussiste”. Per Francesco Pinizzotto è arrivata l’assoluzione dal reato contestato al capo C perché “il fatto non costituisce reato” e da quello contestato al capo D perché “il fatto non sussiste”.
Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni. La decisione arriva al termine di un lungo percorso processuale iniziato nell’ottobre del 2017, quando addirittura scattarono le misure cautelari, ma che aveva già subito una svolta decisiva con la sentenza della Corte di Cassazione del 13 luglio 2023, che aveva annullato la precedente pronuncia della Corte d’Appello di Messina del 25 settembre 2020, disponendo il rinvio per un nuovo esame del caso a nuovi giudici.
Secondo quanto riferito dalla difesa, anche il procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione di Pinizzotto. Diversa la posizione di Ceccio, per il quale era stata invece sollecitata la conferma della condanna di primo grado poi annullata dalla Suprema Corte. La nuova decisione della Corte d’Appello ha però escluso la sussistenza del fatto contestato.
“Finalmente dopo dieci anni e dopo l’intervento di ventuno giudici il dottore Pinizzotto ha avuto giustizia”, ha commentato l’avvocato Luigi Giacobbe, legale dell’ex amministratore.
La sentenza rappresenta l’ultimo capitolo giudiziario per gli imputati del rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta che nel 2017 travolse e mise di fatto i sigilli di chiusura a Centonove, storico settimanale d’inchiesta del panorama messinese. Una vicenda che ebbe conseguenze ben oltre le aule giudiziarie: l’arresto dell’editore e giornalista Enzo Basso, con quasi sei mesi di domiciliari e la successiva cessazione dell’attività della testata determinarono infatti la chiusura di una voce dell’informazione locale attiva da quasi un quarto di secolo sul territorio e “palestra” di giornalismo per diversi lustri.
Proprio sulla posizione di Basso era intervenuta, lo scorso aprile, una pronuncia destinata a riaprire completamente il quadro processuale. La Corte di Cassazione aveva infatti annullato senza rinvio sia la sentenza d’appello sia quella di primo grado, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Messina per l’ulteriore corso del procedimento. Una decisione che ha cancellato le precedenti condanne e imposto di ripartire da zero a causa di vizi procedurali legati, secondo la difesa, alla violazione del diritto di difesa.
Con la sentenza pronunciata ieri, dell’impianto originario dell’inchiesta resta dunque soltanto la posizione di Enzo Basso, ma all’interno di un procedimento completamente azzerato dalla Cassazione e destinato a riprendere dall’inizio.
Per Pinizzotto e Ceccio, invece, il lungo contenzioso giudiziario si conclude con una pronuncia che, per le accuse principali, esclude la sussistenza dei fatti contestati o la rilevanza penale delle condotte. Una conclusione che arriva a quasi dieci anni dall’avvio di una vicenda che ha segnato non solo il destino processuale degli imputati, ma anche la fine di una storica esperienza editoriale messinese.

